E che dire!
Doveva capitare pure a me prima o poi l’esperienza di un ricovero no?! Dopotutto, chi sono io per passare 31 anni bellamente senza avere flebo infilate nelle vene, materassi assurdi sotto la schiena e infermiere che ti devastano il sonno a orari improbabili?!
Rimane il fatto che l’aspetto più terribile che ho sentito in quei lunghissimi sette giorni è stata la mancanza del bidet.
Non ci crederete mai, ma potevano togliermi il sonno, far prelievi, esami, brodini con pasta scotta… Ma quando andavo in bagno e vedevo che al posto del bidet, c’era una tristissima doccetta che sparava acqua da tutte le parti e che per regolare la temperatura dovevo fare le preghiere cinesi, mi veniva da piangere.
Per non parlare poi dell’impossibilità di lavarmi i capelli!! Io! Che sono maniaca di averli sempre puliti e messi in piega portando la frangia, mi sentivo una prigioniera dell’unto!
E della parte notte? Dai parliamone!
Diciamoci la verità, si può andare in qualsiasi posto dal letto comodo, di lusso o tecnologico, ma il tuo letto è il tuo letto! Se poi al posto di essere nel lusso sei in un ospedale dove il materasso fa i grumi e l’unica figata è che sia tutto snodabile elettronicamente… Dormi sognando il tuo di casa!
Se poi ci aggiungi ancora che fuori nevica, tira vento di Bora e tu hai una camera con gli infissi degli anni ’60 e una temperatura al limite del polare, si capisce benissimo il perchè si vuole tornare a casa propria vero?!?
Per quanto riguarda la degenza a livello medico invece…
È stata discordante ogni giorno. Su sette giorni ho parlato con cinque medici diversi, tra cui il primario, e nessuno di loro era d’accordo con le scelte dell’altro. Mi son quindi ritrovata con un’infermiera attaccata alle costole tre volte al giorno per misurarmi una glicemia nella norma (pur essendo stata sotto cortisone per 48 ore), ma che per loro era “a rischio” con tanto di appuntamento con la diabetologa e macchinetta per gli spunci in mano, con misurazioni del collo dell’utero inesatte perchè sotto farmaco rilassante che altera le contrazioni muscolari e con una lettera di dimissioni quasi ironica che fa velatamente capire che l’emergenza per loro non c’era.
A tutto ciò va comunque detto che l’80% del personale infermieristico è stato un angelo, che il cibo era buono tranne che per il brodo e che quando sono andata dal mio medico a riferirgli tutte queste cose, mi ha guardato un po’ cinereo e mi ha detto tutto il contrario dei dottori dell’ospedale.
Ora io mi domando, ma se una persona è un po’ più ignorante di me su certe faccende mediche… Mi dite a chi crede?
Fatto sta che ora sono a casa nel mio bel lettuccio e nel mio comodo divano sotto medicinali anti contrattivi potenti, potassio e ferro, che ho finito la 34ª settimana, che l’alieno pesa 1,900 kg per 45 cm circa, sta bene e si muove, che i bruciori di stomaco ci sono ancora ma meno frequenti e che la mia vita in stato di fermo non è poi così male, se da questi frutti!